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La vitalità di Jacques, la calma e l'irruenza di Jacques, la tempestosità di Jacques, l'ironia di Jacques, il blu dei suoi occhi che diventavano più lucidi e trasparenti quando mi parlava del mare, con quel suo accento un po sexy francese, l'entusiasmo crescente quando mi parlava dei suoi delfini , la gioia dei suoi occhi nel guardare il sole sulle onde, le passeggiate sulla spiaggia insieme a Jacques, parlando del blu, del blu, del blu, no...non potrò mai dimenticare...ciao, adesso sei parte del GRANDE BLU!!
Eleonora Vallone
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Fin da ragazzo avevo seguito ed ammirato più che le sue imprese, il suo modo di avvicinarsi alla natura ed al mare in particolare...Nel 1979 mi feci regalare dalla mia attuale moglie:"HOMO DELPHINUS", libro nel quale Mayol cerca di avvicinare noi tutti al suo pensiero... Negli anni a venire egli è stato uno di coloro che avrei sempre desiderato conoscere...incontrare... Nel luglio del 1996 la vita si è rivelata assai generosa con me... In Giappone, a Yocohama, vinsi , in qualità di fotografo, il Festival Of Underwater Image ed ebbi la fortuna di incontrare, conoscere, parlare, stare a cena con Jacques Mayol. Tornai in Italia con l'animo felice, sereno, quasi appagato anche se ero sicuro che probabilmente non l'avrei incontrato mai più... ma ricorderò sempre le parole che introducono il suo libro:
Ritornerò verso la grande e dolce madre, madre e amante degli uomini. Il mare.
Ritornerò verso il mare, io e nessun altro , tutto addosso a lui l'abbraccerò e mi scioglierò in esso...
Grazie Jacques Mayol
Piero Giaculli
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PARLA PELO (Umberto Pelizzari)
" E' stata tra le giornate più tristi della mia vita. Ho passato tre giorni fuori dal mondo, chiuso in me a farmi domande, a cercare di capire. Poi, ho mandato un e-mail agli apneisti di tutto il mondo per rendergli omaggio, per ricordare che quello che siamo lo dobbiamo anche e soprattutto a lui. Ora è scomparso l'uomo Mayol, ma lui è un simbolo e i simboli restano in eterno. Lo avevo visto, all'isola d'Elba, 15 giorni prima della sua morte: continuava a chiedersi per quale motivo il Signore ci mette al mondo per poi farci diventare vecchi. E io ho continuato a chiedermi se in quell'occasione avessi potuto fare o dire qualcosa di più.
Di recente mi aveva detto: ". passiamo la vita a cercare sempre l'altra scarpa. Ne abbiamo una, ma siamo alla ricerca dell'altra. Io ho trascorso tanti anni cercando il massimo della gioia sott'acqua, ma ora credo che la più bella apnea la vivrò quando non la cercherò più". ".sai cosa bisogna fare per vivere nel mondo delle sirene? Devi scendere in fondo al mare, molto lontano, così lontano che il blu non esiste più, laddove il cielo non è che un ricordo. E quando sei là, nel silenzio, ti fermi, e se decidi che vuoi morire per loro e restare con loro per l'eternità, allora le sirene vengono verso di te, a giudicare l'amore che gli offri. Se è sincero, se è puro, allora ti accoglieranno per sempre.". Queste, sono parole scritte da Mayol per il film Le Grand Bleu (1988). Io spero che Jacques abbia incontrato le sue sirene e che loro lo abbiano accolto per sempre nel suo mare. lo voglio ricordare così".
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Jacques Mayol l'uomo che si immergeva pensando.
Sembra ancora di rivederlo, emergere dalle scure acque della Sardegna o dell'isola d'Elba, con quel sorriso provocante e felice, spiegare, quasi giustificando la sua ultima performance 90 o 100 m di profondità per allenarsi o per ritoccare qualche record, sempre con quella calma e invidiabile ponderatezza. Perché un campione riesce ad annullare lo spirito di conservazione innato in tutti gli uomini ed uccidersi?
Non aveva combattuto tutta la sua vita per vivere anche nel profondo degli abissi?
Dice Gianluca Genoni: "Non mi fa paura ne il freddo ne il buio dei - 126 m, ma il silenzio" questo "silenzio" che cerca di inibire la mente di questi superuomini Jacques Mayol lo aveva sconfitto contrapponendo le complesse facoltà della mente umana, opportunamente controllate con le tecniche yoga.
Forse l'inesorabile passare del tempo - identità indefinibile, ma ahimè, concreta e reale - indebolisce la forza fisica e molte volte anche lo spirito.
Ma, un "ringraziamento" gli è dovuto perché Jacques Mayol con le tecniche yoga imparte nel lontano Oriente, ha permesso ai suoi successori di scendere nel buio degli abissi marini toccando limiti di - 150 m e - 180 m.
Antonio Bovetti
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"Ogni gesto, anche il più estremo e doloroso, fa parte di un mondo, a volte inconprensibile, dove l'anima si ribella cercando nuovi lidi e nuove immersioni in mondi a noi sconosciuti. Mi piace ricordarlo ed immaginarlo con i suoi capelli bianchi mentre racconta come un guru i segreti per entrare in simbiosi con il mare e l'elemento acqua.
Era una leggenda vivente, un mito, un atleta straordinario. Le sue imprese sportive e scientifiche sono state e saranno un punto di riferimento per gli appassionati. Mayol è stato il precursore nell'introduzione delle tecniche di rilassamento, yoga e respirazione pranayama.
Amava il mare e tutti noi gli dobbiamo qualcosa perchè i suoi insegnamenti hanno permesso gli attuali sviluppi del mondo apneistico.
Personalmente è grazie a Jacques Mayol che ho intrapreso la vita dell'apneista estremo: da una scena del film "Le Grand Bleu", ho preso lo spunto per le mie apnee sotto il ghiaccio e con i delfini.
Seguendo la strada da lui iniziata, poichè durante i suoi esaltanti primati veniva spesso studiato e monitorato dalle equipes del Prof. Pier Giorgio Data, che effettuavano importantissimi esperimenti scientifici, anch'io ho voluto unire sport e scienza.
Ho conosciuto Jacques Mayol in Sardegna e non dimenticherò mai l'emozione di quell'incontro, che mi porterò sempre nel cuore.
Mayol mi ha trasmesso la passione di vivere l'apnea, cercando nello stesso tempo di rendersi utili per la sperimentazione scientifica. Avrei dovuto incontrarlo per lavoro tra poche settimane e la mia tristezza va al di là di ogni immaginazione".
Ciao Jacques
Nicola Brischigiaro
Primatista mondiale di apnea sotto il ghiaccio
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