<<QUELLA
VOLTA CHE...Racconti di pesca di Gabriele Delbene>>
IL
BANCO LA SCALA: TERRENO DI CACCIA TRA ADRIATICO E JONIO
In un luogo fantastico e primordiale, grosse prede e incontri
da sogno .
Il tacco
d'Italia, cioè la Puglia, dovrebbe terminare a S. Maria
di Leuca, questo almeno è ciò che si vede sulle
carte geografiche. In realtà ce n'è ancora un
bel pezzo che prosegue sott'acqua in direzione SSW, un grosso
promontorio sottomarino che su in fondale sabbioso di 70-100
metri prolunga la separazione tra i mari Adriatico e Jonio.
E' il banco La Scala, uno dei luoghi di pesca più straordinari
che io abbia mai visitato e dove certamente ho vissuto le
avventure più movimentate ed emozionanti della mia
carriera.
Il promontorio è largo 3-400 metri e lungo circa 3
miglia, con una forma asimmetrica, degradante a ovest verso
lo Jonio, e a strapiombo sul lato est dalla parte dell'Adriatico.
Il cappello pianeggiante, a circa 20-25 metri, è liscio
e senza tane, quasi sempre spopolato di pesci come il lato
verso lo Jonio.
La
muraglia delle meraviglie
La parte orientale, detta anche Taglio di Leuca, è
invece una lunga muraglia a spacco che dalla quota del cappello
precipita nel blu con alcune terrazze a quote variabili, larghe
pochi metri e ricoperte di sabbia. Nelle giornate buone qui
si vede di tutto, si possono fare incontri di dimensioni colossali
e si può fare un carniere di rispetto con una frequenza
di cattura impressionante: fino a una preda ogni due immersioni.
Una cosa che oggigiorno non succede quasi più.
In superficie non è raro trovare branchi di decine
di palamite, a cui non vale la pena di sparare, si attraversano.
Più in profondità si incontrano branchi di barracuda
tra i 5 e 10 chili (i barracuda ormai sono dappertutto!) e
altri pelagici e predatori. A ottobre sulle terrazze fanno
incursione ricciole di tutte le taglie e più a fondo
i dentici record si incontrano già da settembre. Nelle
tane in parete abita la cernia bruna classica, purtroppo quasi
solo di taglia media e piccola perché bombe e bombole
hanno lasciato il segno. Invece con la cernia alessandrina
o dotto, specie più pelagica e gregaria, si possono
fare incontri di branchi con 10-15 individui o anche di più.
Inoltre, qua e là, su e giù, dappertutto, saraghi,
corvine, mostelle, orate, di tutte le dimensioni, tanto che
agli esemplari sotto al chilo non si spara per decenza e per
non sprecare un colpo. E non parliamo del pesce azzurro, nuvole
d'argento che ti avvolgono flottando nel blu, fuggono improvvisamente
e ritornano e si arrestano, coordinati come in un balletto,
leggeri come una fuscelli.
Questo è l'unico posto che io conosca dove si possono
vedere anche 7 o 8 specie da preda in una sola immersione.
Il
motore di tutto: la corrente
Ma perché sullo spacco c'è tutto questo ben
di dio e pochi metri più in là, sul cappello,
praticamente il deserto? Dipende tutto da una fortissima corrente
(fino a 3 nodi) che scende dall'Adriatico e si getta nello
Jonio, e impatta a 90 gradi contro lo sbarramento del banco
e qui rimescola e solleva enormi quantità di microrganismi
sulla parete, innescando un ciclo biologico ricchissimo che
attira il pesce azzurro e via via tutti gli anelli della catena
alimentare fino ai grandi predatori. E' la corrente dall'Adriatico
che rende il banco La Scala il paradiso che è, ma rende
anche le immersioni un tantino movimentate, o più emozionanti,
se preferite.
Mi sono
inventato la pesca in questa corrente bestiale dopo aver chiacchierato
con un bravissimo pescatore alla traina, che mi spiegava come
il banco La Scala fosse considerato un hot spot dai trainisti,
ma solo nei giorni di corrente e solo sul lato di levante.
I subacquei del posto, gente fortissima e anche campioni,
andavano sul banco solo nelle giornate calme, tanto che lo
consideravano un posto così così, tanta fatica
ma poco carniere, magari grosse prede ma ogni morte di papa.
Anch'io ci ero andato qualche volta nei giorni di calma e
effettivamente avevo combinato poco.
Alla prima
immersione in corrente, in assetto costante per provare, la
spinta era talmente forte che nella discesa ho oltrepassato
la spaccata e sono finito sul cappello. Poi ho preso bene
le misure e mi immergevo una cinquantina di metri prima, per
arrivare giusto alla parete.
Quella
che vi racconterò adesso è una storia tra le
tante che ho vissuto nei diversi anni in cui passavo il settembre
in Puglia. E' una storia all'insegna dell'esagerazione, perché
tutto sul banco La Scala è esagerato, per grossezza,
per numero, per diversità, per profondità, e,
ovvio, per forza irresistibile della corrente. Sono emozioni
forti, scariche di adrenalina e anche qualche botta di strizza.
Per fortuna ero sempre sorvegliato e assistito magistralmente
da un grande barcaiolo, il mio amico Biagio di Santa Maria
di Leuca, un manico con il timone e una sicurezza per chi
sta sotto.
Lo
squalo?
La storia è quella di un calcio di rigore non tirato,
cioè un dentice sui 7 Kg che si salva perché
viene fuori di meglio! Possibile? Sì, ma solo sul banco
La Scala. Sentite.
Era una giornata incominciata male, vedevo solo palamite e
barracuda e stavo già pensando che prima o poi gli
avrei sparato, anche se controvoglia, giusto per portare a
riva qualcosa. Poi ho trovato una piazzola sui 35 metri che
mi sembrava buona, e infatti era visitata da un branco di
dentici ragguardevoli che saliva dal blu, girava sulla piazzola
e si immergeva di nuovo. Io mi ero acquattato contro la parete
e facevo "il polpo", una tattica semplice ma efficace
che consiste nell'appostarsi e poi indietreggiare un po',
come fa il polpo. Pare che questa manovra attiri irresistibilmente
la curiosità e infatti funziona quasi sempre. E anche
quella volta il mio polpo mi aveva già fatto prendere
un bel dentice di 6 chili. La giornata si era girata al buono
e tra me pensavo di prenderne almeno un altro e così
ho fatto un altro appostamento sulla piazzola. Come immaginavo
(o speravo) il branco di dentici è arrivato di nuovo
a fare le evoluzioni e io ne stavo già mirando uno
ancora più grosso di quello di prima, sarà stato
sui 7 chili buoni, quando ho visto il branco dividersi come
il mar Rosso con Mosè e un'ombra scura, in controluce,
avanzare lentamente verso di me, Ora dovete sapere che da
quando faccio pesca subacquea io ho un terrore: lo squalo
bianco. "Prima o poi ne incontro uno" mi dico sempre,
e lì in Puglia i bar espongono una quantità
di foto con cernie, ricciole, tonni enormi e, indovinate,
con squali da cardiopalma. Incoraggiante! Là sotto,
a vedere quell'ombra ho pensato subito "questa volta
ci siamo", ma poi quando ho riconosciuto la sagoma più
familiare della ricciola ho rimandato con sollievo l'incontro
con lo squalo e ho graziato il dentice.
Sua
maestà la ricciola
La ricciola è un animale strano, a volte ti viene a
guardare dentro la maschera, altre volte se ne sta in disparte
e non vuole saperne di venire a tiro. Quella volta ha fatto
le cose a metà: è arrivata fino a tre metri
da me, mi ha guardato un po' e poi si è messa di fianco,
ferma, un po' sussiegosa. Non me lo son fatto dire due volte:
ho tirato dietro la branchia e l'ho trapassata. E' rimasta
qualche secondo immobile, come se stentasse a capire quello
che era successo, e poi con due codate si è inabissata
contro corrente. Io risalgo e vengo trascinato nella direzione
opposta, così lei si prende tutti i miei 100 metri
di sagola. Arrivato in superficie le ho dato uno strattone
forte, sperando di non rompere niente. Questa manovra, se
va bene, stabilizza il pesce in quota e in pratica impedisce
che si inabissi di più. Biagio col gommone mi è
venuto in soccorso, abbiamo risalito la corrente e piano piano
siamo riusciti a recuperare più di metà sagola.
Dopo quasi mezz'ora di tira e molla era a -20 metri, immobile.
Allora ho deciso di scendere per doppiarla ma alla prima volta
sono stato un po' ingenuo e non c'è stato niente da
fare, lei mi ha visto e ha dato uno scatto. Io sono stato
portato via dalla corrente.
Riprovo con un po' più di calma e riesco a doppiarla.
La abbraccio per portarla su ed è alta quasi come me.
Arrivati a terra diamo i numeri: 163 centimetri e 37 chili.
Restate
con noi
Il banco La Scala, come dicevo all'inizio, è un luogo
senza paragoni, primordiale per la sua impetuosità
e per la ricchezza di vita. Mi ci sono immerso molte volte
e mi piacerebbe raccontare le più... da raccontare.a
presto un saluto a tutti i lettori

Gabriele
Del Bene